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 Raul Casadei Il liscio (il "lissio", per dirla alla romagnola) è una istituzione per i romagnoli, un tratto fondamentale della cultura dell'Emilia-Romagna, una della tante espressioni della cordialità romagnola e del piacere di "stare insieme" che ha permesso alla Romagna di diventare un centro all'avanguardia dell'industria del divertimento e dello spettacolo.
Il liscio è indissolubilmente legato alla figura di Raoul Casadei che dagli anni '70 è considerato "il re del liscio e del ballo". Ma la storia dei Casadei e del liscio iniziano ben prima di Raoul; la tradizione musicale dei Casadei risale infatti allo zio di Raoul, il mitico Secondo Casadei, autore di Romagna mia, il brano più famoso di tutto il repertorio romagnolo, considerato una specie di inno della Romagna, conosciuto in tutta Italia e non solo...
Secondo Casadei fondò l'orchestra Casadei nel 1928 e la diresse fino al 1971, quando lo scettro di re del liscio passò al nipote Raoul: Secondo Casadei è a tutti gli effetti considerato il grande rinnovatore del liscio perché riuscì a trasformare questo genere locale in una forma musicale conosciuta e apprezzata in tutte le balere (e in seguito in tutte le discoteche) della penisola.
Ma la dinastia dei Casadei sembra inarrestabile e, superata la boa del secondo millennio, il testimone è stato passato ufficialmente a Mirko Casadei, figlio di Raoul, che porterà il liscio nel terzo millennio e l'orchestra Casadei verso il traguardo del secolo di attività musicale.
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 Zaffi e Piazza Oltre a Buffon e Del Piero anche altri italiani possono fregiarsi del titolo di campioni del mondo, ma in una disciplina un po' meno movimentata, che prevede ore e ore di appostamento immobile e silenzioso, in religiosa attesa di un battito d'ali o di un musetto che sbuchi dalla fitta boscaglia.
La Nazionale Italiana della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche) ha vinto nel 2006 la Coppa del Mondo di Fotografia Naturalistica, per la quarta volta consecutiva. La fotografia naturalistica richiede doti notevoli e in campi diversi, la semplice abilità fotografica non è che il punto di inizio di questa passione. Per ottenere quei risultati strabilianti che vediamo sulle riviste naturalistiche è necessario possedere nozioni di etologia (la scienza che il comportamento degli animali) e una conoscenza del territorio molto dettagliata; infatti molti fotografi naturalistici si specializzano nella rappresentazione fotografica del territorio che conoscono meglio.
Tra i membri della Nazionale campione del mondo troviamo i romagnoli Roberto Zaffi e Luciano Piazza, professionisti originari della provincia di Ravenna, che conoscono perfettamente il Parco del Delta del Po, con le stupende zone umide di Punte Alberete e Valle Mandriole, e ad esso dedicano una buona parte del loro lavoro e del loro ingegno, dedicando attenzione soprattutto alle specie ornitologiche che costituiscono la più grande ricchezza naturalistica della zona del Delta.
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 I Vitelloni Il termine vitellone indica un giovane che passa le sue giornate senza responsabilità né fatica, godendo dei piaceri della vita. La parola deriva dal titolo di un famoso film di Federico Fellini (romagnolo doc) che rappresentò magistralmente quella atmosfera di dolce far niente ne "I vitelloni", uno dei suoi primi film di successo internazionale. Il film, scritto da Ennio Flaiano, doveva essere ambientato a Pescara, ma Fellini preferì scegliere per l'ambientazione della storia la sua città natale, Rimini, alla quale era visceralmente affezionato: questo cambio di ambientazione gli permise di inserire più facilmente alcuni elementi autobiografici; il film racconta la storia di un gruppo di giovani scansafatiche, che passano le loro giornate sotto i portici dellìassonata cittadina di provincia, pascolando (come vitelloni) da una distrazione ad un'altra. Nonostante il finale amaro, che mostra l'inevitabile scontro con la realtà dei giovani vitelloni, il film viene ricordato soprattutto per l'atmosfera di spensierata rilassattezza, resa perfettamente da Fellini che ben doveva conoscere quella dolce indolenza, tipicamente romagnola. Proprio ne "I vitelloni" si trova un pezzo classico del cinema italiano del dopoguerra, la mitica scena nella quale il giovane vitellone Alberto Sordi lancia il richiamo "Lavoratori!" all'indirizzo di alcuni operai, seguito da pernacchio e gestaccio... per poi finire inseguito dagli stessi operai armati di badile.
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