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Nel 402 infatti Ravenna diventò la capitale della parte occidentale dell'Impero Romano d'Occidente e anche dopo la sua caduta, rimase territorio dell'Impero, ultima propaggine dell'Impero Romano d'Oriente in terra d'Italia. Il legame era così forte che il nome stesso dell'intera regione, Romagna, deriva da Roma, proprio perché ultimo territorio occidentale ancora parte dell'Impero Romano, ormai trasferito nell'orientale Bisanzio-Costantinopoli. La ricchezza e la magnificenza delle sue chiese è legata proprio al suo status di città imperiale. E i mosaici, all'epoca massima espressione della ricchezza e dell'eleganza, ne erano erano il simbolo principale. Ravenna possiede tuttora il più grande patrimonio di mosaici antichi del mondo, più di Roma, più dell'antica capitale Bisanzio-Costantinopoli. Gli esempi più spettacolari di quest'arte si trovano nelle chiese principali della città. Nella Basilica di San Vitale, dominano i due grandi mosaici dell'Imperatore e dell'Imperatrice che si fronteggiano, richiamandosi nella composizione e nel dettaglio dei particolari raffinati delle vesti imperiali, degli abiti delle dame di corte e dei gioielli, simbolo del potere. Nella basilica di Sant'Apollinare Nuovo, troviamo la bellissima "teoria delle vergini e dei santi", che si snoda lungo le fiancate della chiesa. Ma l'intero centro storico di Ravenna è un vero museo del mosaico che ritroviamo in tutti i monumenti sotto la protezione dell'Unesco: il Mausoleo di Teodorico e il Mausoleo di Galla Placidia, i Battisteri, Sant'Apollinare in Classe... Poco rimane invece a Instabul, l'antica Bisanzio-Costantinopoli, della grandezza e della bellezza dell'arte imperiale bizantina, perché quasi tutto fu cancellato alla caduta dell'Impero d'Oriente (1453). Ma lontano da Costantinopoli, vicino a noi, la memoria dell'Impero resiste con la raffinata grandezza della sua arte. Bisanzio vive ancora qui.
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